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" ...L'essere svestiti non rende più leggeri ...anzi ...ma senza la complicità, la fiducia nell'altro, senza il lasciarsi andare senza riserve,

il nudo non potrebbe incarnarsi nella sua realtà ...la nudità è questo uscir da sè che dà corpo al corpo... "

 

Spettacoli di Repertorio

 

chiavi

2009

 

Follia per attrice e musicista sui GIORNI FELICI

 

da Samuel Beckett

 

con Simona Fasano ed Edmondo Romano

costumi e scene Claudia Chiodi

luci Riccardo Pelle

musiche Edmondo Romano

Il vecchio stile…

Una donna (Winnie) conficcata in un abito - scultura - prigione, è lì da tempo immemorabile. Fuori dalla portata del suo sguardo e dietro alla coda nera dell' abito fissata come una quarta parete, il marito (Willie) che comunica con lei esclusivamente attraverso la produzione di note musicali e sospesi silenzi.

Alla loro ironica condizione fisica fa da contrasto il tono del dialogo: la buffa Winnie è tutta concentrata sulla cura del suo corpo (pettinarsi, truccarsi, essere sempre in ordine) e in un continuo chiacchiericcio da salotto. E Willie è il marito perfetto per questa situazione: un pubblico muto.

La felicità di Winnie è la chiave dell'opera. Winnie non vuole ammettere che si trova in una situazione infernale. Lei si proclama felice, la sua è una vita felice. Cosa può desiderare di più? Ha la sua borsetta con la spazzola, lo specchio (e una piccola pistola con la quale potrebbe velocemente farla finita, ma significherebbe ammettere la sconfitta della sua esistenza). Ha un marito che può tormentare col suo continuo parlare. E' una vita meravigliosa. E i suoi giorni - che trascorrono tra l'assordante campanello del risveglio e l'altrettanto assordante campanello del sonno - sono giorni felici.

Tra le opere teatrali di Beckett Giorni Felici è quella in cui risalta meglio la formidabile ostinazione della vita, l'umano attaccamento all'esistenza anche in condizioni estreme.

‘Per noi è stata una formidabile esperienza per approfondire le dinamiche della coppia, la paura nella comunicazione, l’ intensità del coraggio di esporsi… approfondire le sfumature tra la distanza e la vicinanza…’

 

 

2008

Fame di Carità

 liberamente tratto da ‘Orgia’ di Pier Paolo Pasolini

 

con: Nicola Alcozer

Edmondo Romano

Lidia Treccani

Simona Fasano

 

musiche: Edmondo Romano

allestimento: Mauro Ghiglione

costumi: Claudia Chiodi

luci e fonica: Riccardo Pelle

foto: Miriam Benzi

ripresa video: Arturo Innocenti

 

La messa in scena dell’ incontro-scontro tra l’uomo e la donna da sempre alla ricerca di un equilibrio tra l’essere insieme e l’essere separati. Drammaturgicamente analizzati doppi: l’uomo tra il suo essere corpo e voce e l’essere corpo e musica, la donna tra l’incarnare la saggezza dell’accogliere e la fanciullezza del ribellarsi; quindi teatralmente due uomini (un attore ed un musicista) e due donne (due corpi e due voci) che si impastano tra loro sempre in scena anticipando o stravolgendo i ruoli.

Sul palcoscenico una soglia, un piano inclinato e 2 cappi rosso fuoco con appesi un cappotto ed una sottoveste di seta: stilizzazione della porta del mondo interiore dell’uomo e della donna e del piano della vita reale nel quotidiano.

Anche i costumi e gli oggetti di scena sono metafore del loro porsi nel mondo:

l’uomo abbigliato soltanto con antichi pantaloni color caffè manifestazione del  faticoso lavoro nel plasmare la terra, la donna coperta da  biancheria e sottoveste color carne (la sua offerta come corpo che scalda e crea dentro la pelle) e bianco (il colore della morte per rinascere), un cappotto dal taglio maschile che la donna indossa per far fiorire il suo potere, le corde che servono a legare la coppia  per amarsi e usarsi.

Una nuova visione di un testo di quaranta anni fa come ‘Orgia’ di Pier Paolo Pasolini adattato alla ricerca dell’uomo del 2000 mantenendo e  scandagliando fino all’osso il rituale di conoscenza e di necessità nella dinamica tra il maschile ed il femminile... una specie di Adamo ed Eva ancora alla ricerca del nuovo Eden.

 

 

 
 

2007

MISSIVE ARCHETIPE

tratto dalla letteratura greca

a cura di Compagnia Teatro Nudo

con: Lidia Treccani, Simona Fasano

costum : Madame T

 

“lo storico narra ciò che è avvenuto, il poeta ciò che potrebbe venire “ Aristotele… è proprio questa filosofia universale insita nella scrittura  poetica che sottende e dirige il viaggio in frammenti di eroine ed eroi antichi...in una sorta di luogo mitico, sospeso nel tempo….tra tende di tulleè trasparenti… i personaggi si svelano nelle loro stanze furtive… la grecità alta si spiega da sé …noi attrici siamo solo creta che prende vita  mutando in ogni forma segreta che rapisce e scorre via…

-…nella favola di Amore e Psiche il fuoco interrogativo si accende sul tema della  fiducia con l’inevitabile risposta della necessità dell’esperienza …la storia di un’anima nel suo percorso di caduta e risurrezione…-…l’ironica lettera di Penelope ad Ulisse libera i presentimenti 'al di sopra’ dei personaggi…-…la lettera disperata di Didone ad Enea descrive la situazione di abbandono in cui l’eroina si trova come sdoppiandosi ella stessa nel ruolo di spettatore per descrivere il proprio disagio e per accrescere la persuasione nel destinatario…-…il dialogo tra Elettra e Teodoro , amici nuziali nel loro compromesso matrimoniale, animati dal senso di giustizia ispiratrice della vendetta…-…la lettera di Medea a Giasone incarna la devastazione dell’ ira, del castigo, che penetra nell’animo fino a stravolgerne i primigeni istinti materni…-…il dialogo tra Antigone ed Ismene sviscera un aspra protesta contro lumiliante segregazione imposta alle donne dal predomninio maschile …-…le doppie lettere di Paride ad Elena e di Elena a Paride rappresentano la formula per consentire un confronto di punti di vista diversi sulla stessa realtà….-...il canto di Orfeo ad Euridice sottolinea con il gesto del dissobedire al divieto, di guardarla, la fine di un passato che non è più …e a ritrovare il futuro nel dialogo con Bacca …è un atto dovuto in quanto ogni esperienza non è che una tappa nel cammino per necessità solitario ...che conduce alla ricerca prima  di sé…e poi dell’altro da sé…

 

 

LuceOmbra

 quadro dal vivo

 

pittore: Roberto Altmann

corpi: Barbara Innocenti, Cosetta Graffione, Lidia Treccani,

Simona Fasano

musiche: B. Eno, Matmoss, L. Einaudi, J.P. Gaudet, A. Ruggero

 

Una tela di 4 metri illuminata da dietro. 4 corpi in movimento: la danza dell’ aria ispirata al segno leggero e sottile di Modigliani; la danza del fuoco tratta dalle figure di Picasso; la danza dell’acqua nasce dallo sradicamento di Morandi; la danza della terra cresce nelle camminate dello scultore Giacometti. Un pittore in ombra ricrea sulla tela le quattro qualità dei segni che i corpi  tracciano nello spazio.  I 4 elementi si presentano, si mescolano, si dividono mentre il quadro totale prende forma dal vivo fino la suo compimento.    

 

 

Creazione Sensuale

 rilettura del "Cantico dei Cantici"

 

cello: Stefano Cabrera

voce-corpo: Simona Fasano

musiche di Stefano Cabrera

 

Un violoncellista accorda il suo strumento. Una donna vestita da sposa compare alle spalle del pubblico. La voce ripercorre le 5 stazioni del Cantico dei Cantici, il corpo attraversa le persone del pubblico lasciando nelle loro mani le pagine preziose del meraviglioso testo della Bibbia. L’uomo musicista intona tra una stazione e l’altra la sua poesia musicale. Lei ad ogni fermata si avvicina sempre di più a Lui fino a trovarsi di fronte. Il corpo di lei si scioglie in ginocchio come se il corpo di Lei diventasse lo strumento di Lui. La musica del cello e la voce si uniscono all’unisono fino allo svenimento della sposa ai piedi dello sposo.

 


 

 Haiku per un anno intero


con Cosetta Graffione (danzatrice)

Stefano Cabrera (violoncello)

 

Minuscoli gioielli della poesia giapponese interpretati da un corpo e dal suono di un cello

 

 

 

2006

 

ADAMO ED EVA

 tratto da ‘Il diario di Adamo ed Eva‘ di M. Twain

 

con Lidia Treccani, Simona Fasano

musica: Stefano Cabrera

costumi: Madame T

luci e foto: Domenico Carratta

regia: Simona Fasano

 

…la storia della creazione… Adamo ...Eva… il primo uomo e la prima donna... oggi il vuoto, vuoto interiore… ricominciamo dall’inizio per una nuova creazione dell’essere umano… scandagliando la natura del maschile, del femminile... il significato del serpente e del frutto proibito... l’ esperienza... esperire nella propria vita in terra tutti gli opposti che in cielo  sono Uno… come ?

 teatralmente ...in scena Adamo ed Eva coperti  da una pelle di licra color carne…sono come statue di Rodin, come alberi del ‘Giardino dell’Eden’ …in armonia, anche nella diversità…fanno conoscenza con se stessi, con l’altro da sé...e intorno all’ albero della  Conoscenza: una gonna scultura color carne cosparsa da fiori rossi e bianchi (simbolo dell’  incarnazione del maschile e del femminile in vita)… intorno al frutto proibito dal mondo delle idee scattano le riflessioni sull’essere, sul bene, sul male, sul dolore, la paura….. su tutti i quesiti che da esseri  umani incontriamo nel ‘ Giardino delle Cascate’  ...e così colto il frutto i due si coprono da  striscie di stoffa maculata (simbolo dei nostri stati emotivi  terreni ) ...e proseguono il viaggio nella vita , morte, vita, dentro l’abito dell’ esperienza…

 

 

 

 

 

 

 

2005

 

CHIAVI DI VOCI INFERNALI

tratto da ‘La chiave dell’ ascensore‘ di A. Kristof

‘La voce umana‘ e ‘La macchina infernale‘ di J.Cocteau

 

con Lidia Treccani, Simona Fasano

musiche: Stefano Cabrera

costumi: Madame T

luci e foto: Domenico Carratta

regia di Simona Fasano

 

 C’era una volta... così inizia il dramma ‘La chiave dell’ascensore’ di A. Kristof... come nelle favole si scandaglia dentro ad una donna chiusa dal marito in un castello in cima ad un alta rocca, senza possibilità d’uscita… il solo modo di arrivare è un  ascensore ma nessuno ha la chiave dell’ ascensore... per proteggerla, per amore, tanti piccoli interventi... prima alle gambe, poi alle orecchie, agli occhi... il troppo amore che uccide... fino agli estremi... alla vita condensata nella voce, l’animo di un essere umano che non sarà mai posseduto da nessuno... un altro livello interpretativo potrebbe essere la nostra stupidità che ci paralizza e ci impedisce di reagire anche  quando ci sentiamo a poco a poco anestetizzare dagli altri o da noi stessi nel non voler ascoltare il grido luminoso e vitale che ci anima...

 …poi un frammento di ‘La voce umana’ di J. Cocteau dove un animo femminile sacrifica e trasforma un legame d’amore malato, egoista in un opportunità per liberarsi delle proprie ombre, delle proprie catene… e volare lontano… dove? 

nel mito… ’La macchina infernale‘ di J. Cocteau... e l’ indovinello della Sfinge a Edipo :“Quale è l’ animale che la mattina cammina a quattro zampe, al meriggio su due e la sera su tre ?“

...quindi una riflessione sul dentro dell’essere umano, in un momento storico in cui le voci interiori sono più incisive del solito o semplicemente il nostro orecchio interiore è più  disponibile all’ascolto… Il tutto in una chiave registica di sdoppiamenti, smascheramenti, in una gestualità essenziale e simbolica… quindi un trittico ‘Chiavi di Voci Infernali'… pièces divisa in tre frammenti… dove la scena è luogo di reclusione, cerimonia, smascheramento… alla “vittima” non resta che una possibilità: testimoniare l’esistenza di altri punti di vista, altre verità… con cui agire, leggere i fatti ...con cui svelare le circostanze, spezzare la fissità ripetitiva della menzogna, del non essere ...un unico possibile gesto di resistenza, di affermazione del proprio senso, nesso, nel  tempo… in scena ...un doppio di corpi… un doppio di voci: da uno si diventa due esseri distinti e poi ancora uno ...un abito che via via si accorcia… color rosa carne simbolo dell’essere umano ...una trasformazione dalla personalità alla pluralità di individuo oltre la forma… un mettersi ‘a nudo’ scoprendo altri strati sotto la ‘pelle’… stupirsi delle luci custodite in tanto buio… 

 

 

 


 

20042004

CASI UMANI

tratto da 7 tragedie di Shakespeare

 

 

con Lidia Treccani, Roberta Alloisio,

Simona Fasano

costumi di: Madame T

luci e foto: Domenico Carratta

regia di Simona Fasano

 

 

Due attrici sul palcoscenico entrano ed escono dai casi umani nei diversi colori emotivi... il gioco  di ruoli uguale ma opposto del tempo di Shakespeare in cui recitavamo solo attori maschi… una voce che è canto e suono le osserva attraverso uno specchio e le accompagna nel percorso dal buio alla luce offrendo oggetti, contatti fisici o input da vivere… 

Giulio Cesare il valore dell’amicizia e dell’amore per il prossimo Romeo e Giulietta la purezza dell’amore contro la rigidità delle forme sociali, la libertà interiore  Amleto il senso di giustizia, lo smascheramento della menzogna Macbeth il senso di fragilità compensato con il sacrificio umano, la mancanza di responsabilità cosciente Otello la schiavitù della possessività… la forza apparente dell’inganno  Riccardo III la bramosia  del potere, l’immensità dell’amore materno Antonio e Cleopatra amore e morte, dignità e coerenza delle proprie scelte interiori

 

 

 

adamo